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Fotovoltaici: quale trattamento fiscale applicare?

L'utilizzo dei pannelli ha rilevanza ai fini di IRPEF o IRES solo se si produce energia eccedente il mero consumo domestico

fotovoltaici

Alcuni Clienti mi hanno recentemente chiesto consulenza in merito al corretto trattamento fiscale da applicare all'installazione di impianti fotovoltaici.

Si premette che il fotovoltaico, cioè la produzione di energia elettrica sfruttando il calore del sole, è un settore in forte crescita negli ultimi anni, grazie soprattutto agli incentivi introdotti dal legislatore per agevolare l’installazione di impianti ad esso riferiti.

Il produttore di energia fotovoltaica può alternativamente provvedere alla cessione in rete dell’energia in surplus tramite vendita diretta (tramite iscrizione al mercato dell’energia elettrica) o vendita indiretta (tramite una convenzione con il gestore dell’energia, ovvero GSE - Gestore dei Servizi Energetici) oppure provvedere ad uno scambio sul posto, con il quale l’impresa distributrice di energia effettua ogni anno una verifica del saldo tra energia utilizzata e quella immessa in rete.

Ai fini delle imposte dirette, un uso strettamente “domestico” non avrà rilevanza ai fini IRPEF o IRES, in quanto si tratta esclusivamente di un’attività volta a rendere l’impianto elettrico autosufficiente; allo stesso modo, anche la tariffa incentivante, rappresentante il contributo a fondo perduto erogato dall'Amministrazione Pubblica e collegato alla quantità di energia prodotta dall'impianto in un lasso di tempo, non rientra in alcuna fattispecie imponibile.

Nel caso opposto, invece, ovvero quando si produce energia fotovoltaica eccedente il mero consumo "domestico", ai fini delle imposte dirette (IRPEF, IRES ed IRAP), come evidenziato anche dalla C.M. n. 46/E/07 emanata dall'Agenzia delle Entrate, il discrimine per il trattamento fiscale è dato dalla potenza nominale dell’impianto installato e dal posizionamento dello stesso.

1) Impianti al servizio della casa installati con Pn ≤ 20 kw. Quando l’impianto di energia fotovoltaica è posizionato sul tetto della casa o nell’area pertinenziale della stessa, esso deve essere considerato ad uso prevalentemente privatistico, con conseguente impossibilità di riscontrare un’attività commerciale abituale. Per quanto riguarda la cessione di energia in esubero, in ipotesi di scambio sul posto, l’immissione di energia in rete non rileva ai fini fiscali, mentre in caso di cessione di energia, i proventi che se ne conseguono rilevano ai fini IRPEF come redditi diversi, essendo configurabile un’attività commerciale svolta in maniera non abituale. La base imponibile è data dalla differenza tra il corrispettivo percepito e i costi specificatamente sostenuti per ottenerli. I proventi non devono essere assoggettati ad IVA. Per quanto riguarda la tariffa incentivante, la stessa è irrilevante ai fini delle imposte dirette è irrilevante, mentre ai fini dell’IVA non rileva per mancanza dei requisiti soggettivo e oggettivo.

2) Impianti con Pn ≥20 kw. In questo caso la tariffa incentivante, ai fini delle imposte dirette rileverà come contributo in conto esercizio. Ai fini IVA non è rilevante per carenza del requisito soggettivo e oggettivo. E’ soggetta a ritenuta del 4%, per la parte relativa alla vendita. In caso di cessione dell’energia avremo che ai fini delle imposte dirette i ricavi della vendita saranno ordinari componenti positivi di reddito e l’impianto fotovoltaico concorrerà alla formazione del reddito quale bene a fecondità ripetuta, ai fini IRAP i ricavi concorrono in via ordinaria, mentre ai fini IVA i corrispettivi percepiti sono rilevanti con conseguente obbligo di assoggettazione.

3) Impianti installati da lavoratori autonomi. In caso dell’acquisto dell’impianto fotovoltaico da parte di un lavoratore autonomo, vi possono essere diversi possibili casi: se utilizza l’impianto ad uso esclusivo dell’attività, la tariffa incentivante percepita non rileva ai fini delle imposte dirette e dell'IVA (per mancanza del requisito soggettivo e oggettivo), ma l’imposta assolta sull’acquisto sarà detraibile. Se l'utilizza in modo promiscuo dell’impianto: in caso di utilizzo sia per l’attività di lavoro autonomo sia per usi domestici valgono per la tariffa incentivante, le considerazioni di cui sopra, con l'unica eccezione data dall’ammortamento dell’impianto che in questo caso può essere fatto nella misura del 50%.

Se si realizza la cessione dell’energia prodotta in eccesso si è in presenza di un’attività commerciale che comporta anche l’adozione della contabilità separata ai fini Iva. La tariffa incentivante rileverà ai fini IRPEF in proporzione all’energia venduta. Valgono le altre considerazioni viste in precedenza. I ricavi della vendita di energia concorreranno alla formazione della base imponibile dell’imposizione diretta che dell’IRAP e saranno assoggettati ad IVA. Per quanto riguarda la quota di ammortamento, seguirà le regole proprie del reddito di lavoro autonomo.

4) Impianti installati nell’attività commerciale. Per le persone fisiche e giuridiche che realizzano un impianto fotovoltaico nell’ambito di un’attività commerciale, dopo aver installato l’impianto fotovoltaico e aver firmato la convenzione con il GSE (Gestore dei Servizi Energetici), l’impresa percepirà o ricavi per la vendita dell’energia prodotta dall’impianto o contributi sottoforma di “tariffa incentivante”. La tariffa incentivante assume natura di contributo in conto esercizio sempre rilevante ai fini fiscali. A tal fine sarà il pieno concorso alla determinazione del reddito di impresa, sia per quanto riguarda i possibili componenti negativi, attraverso gli ammortamenti ed i costi di manutenzione, sia per quanto attiene ai positivi, come la tariffa incentivante, sia i ricavi di vendita dell’energia fotovoltaica, con l’unica differenza che in questo caso l’Iva è detraibile per intero, in quanto relativa ad operazioni svolte nell’ambito di attività commerciale da parte di soggetti passivi d’imposta.

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A cura del Dott. Commercialista STEFANO CANNONI

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